Aspettando domenica, in viaggio.

Metti che prenda un treno in direzione Milano alle 5.50 del mattino. Metti che sia un venerdì 23 maggio, penultimo venerdì di maggio, ultimo giorno di campagna elettorale. Metti che ci sia proprio una campagna elettorale da portare a termine, una di quelle difficili, di quelle un po’ sottotono, una di quelle che non sarebbe opportuno allontanarsi proprio l’ultimo giorno. E siccome su un treno senza wifi alle cinque di mattina non puoi far altro che star solo con te stesso e pensare, allora mi sono messo un po’ a pensare a quelle che sono state le ultime settimane, a come sono andate e a come andranno le prossime, forse.

 

Domenica, tra due giorni, si vota – di nuovo, ennesima volta degli ultimi 2/3anni, tra nazionali, regionali e primarie vere e primarie finte. Quasi che ti passa la voglia a forza di farlo, o che si prenda la cosa un po’ sottogamba, senza il valore giusto. Si vota, tra le cose, anche in un comune di meno di tremila anime, a cinque anni di distanza, sta volta si, dall’ultima volta. In cinque anni è cambiato il mondo parecchie volte, è cresciuta la rabbia e il malcontento delle persone, tutte nervose per qualsiasi cosa, tutte in cerca di qualcuno a cui dare la colpa, parecchie diventate violente, se non fisicamente almeno verbalmente, e con la testa. O se non proprio parecchie, sicuramente parecchie in più rispetto alla volta scorsa.

In cinque anni, molto probabilmente, sono cresciuto anch’io, rispetto ai 22 anni con i quali mi presentavo per la prima volta a prendere il voto di amici e parenti. A ventidue anni non te ne frega niente, fai le cose con l’ingenuità e l’entusiasmo giusto per fare le cose e farle bene. Andò bene, con soli 50 voti presi il mio posto in consiglio comunale e cominciai ad osservare, in silenzio, e a capire come funzionano le cose. In silenzio, perché sapete che sono una persona discreta. Parlo solo quando ho qualcosa da dire (e qui, se volete, trovate il mio ultimo intervento in consiglio comunale, quello di due giorni fa, l’ultimo della legislatura).

A quasi 27 le cose sono un po’ diverse. Non che sia maturo, ma un po’ di preoccupazione cominci ad averla. Preoccupazioni per tante cose, com’è normale che sia, nulla di grave. Preoccupazione di aver sbagliato qualcosa, preoccupazione che la responsabilità sia tua, o comunque indirizzabile a te, preoccupazione di non aver fatto abbastanza, o non troppo. Prendi pure che tutti i più polemici del tuo paesello di tremila anime si trovino simpatici tra loro, tutti d’un colpo. Ma tutti tutti. Quelli che sono talmente a sinistra che tu non vai bene, e se ne vanno a braccetto con quelli di destra. Quelli che destra e sinistra non esistono più, e fanno discorsi talmente fascisti che ti fanno venire i brividi. Quelli che non sono mai stati niente, e invece di farsi qualche domanda vengono ad insegnarti come si fanno le cose. Pure quelli che sono consiglieri regionali e non vedono l’ora di fartela pagare, in qualsiasi modo, perché hai minato la loro già scarsa autorevolezza.

E tutti con la bacchetta magica, pronti a risolvere ogni situazione. Con le facilonerie in tasca, le soluzioni non si sa. Tutti a gettar discredito, a fomentare il malcontento, ad agitar spauracchi da fine del mondo. Tutti ingegneri (e a me lo venite a dire, che con un ingegnere ci divido la vita?). Tutti progettisti, talmente bravi che fanno fatica ad impaginare un volantino.

Così stanno le cose. E mentre il treno continua ad andare a queste cose ci pensi eccome, e pensi se hai fatto bene, se hai fatto le scelte giuste, se ti sei circondato di persone valide. Beh, sì. Si sarebbe sicuramente potuto fare meglio e di più, accontentare tutti, fare tutti felici, dedicarglici più tempo.

Ma nemmeno per sogno. Se nel corso di cinque anni hai fatto delle scelte sicuramente hai scontentato qualcuno. La scelta sta nel decidere chi scontentare, sempre. E se ti ritrovi a maggio con tutti i polemici del paese contro allora vuol dire che tutto sommato non puoi lamentarti di quello che hai fatto. Se poi vivi in un paese in cui i polemici sono più del 50% degli elettori allora si sono cazzi, ma non puoi farci niente, si vede che si meritano di meglio. Ben venga. Si vedrà.

E pensare che la mamma a vent’anni ti diceva: non fare politica, che poi la gente, soprattutto nei piccoli paesi, parla male di te. E io cretino che come al solito non volevo ascoltarla.

 

Ora siamo qui, a due giorni dal voto, a qualche centinaio di chilometri da casa. E in cuor mio so come andranno queste elezioni. La gente di Terzo ha sempre avuto un gran cuore, un altruismo e una generosità non paragonabile al mondo in cui stiamo. So che anche se un po’ scontenti per mille cose, non tutte riconducibili al patto di stabilità, domenica sapranno fare la scelta giusta. Le due squadre non sono paragonabili, le due proposte non sono paragonabili. E’ solo il malcontento che confonde un po’ le idee. E il voto, si sa, è la cosa meno razionale che l’uomo abbia inventato.

E se per uno strano scherzo del destino le cose non andranno così il tutto sarà riconducibile ad uno di quegli errori che ogni tanto nella storia capitano. Uno di quelli che diventano mito, che a distanza di quarant’anni ti ricordi “di quella volta” in cui il mondo, anche solo per un attimo, ha cominciato a girare nel senso opposto. Pazienza.

Quanto a me, che volete che vi dica. Non so quanti voti potrò prendere. Quante persone vorranno darmi la loro fiducia. Come al solito, quando si ha troppo tempo a disposizione va a finire che non trovi il tempo che vorresti per dedicare ad andare a cercarti i voti. Certo è che se siete stati talmente pazzi e pazienti di essere arrivati fino a questo punto, beh, almeno un voto potreste darmelo. Altrimenti fa niente, amici come prima. Con un sorriso.

 

A domenica.


Un buon momento

Sottotitolo: Uno di quelli, però, in cui non c’è da sorridere…

Bene, ci ho dormito un po’ su. Pensavo di svegliarmi con palazzi distrutti, macchine in fiamme, randagi per strada e poca gente. Invece il Mondo là fuori è sempre lo stesso.
Avevo pensato di prendere un volo, il primo. Ma il sito di ryanair non l’ho ancora aperto e credo non lo farò. C’è un’Italia da tenere in piedi, un circolo PD da portare avanti, un Comune da amministrare. Ci sono oltre 8 milioni di cittadini delusi ed arrabbiati da convincere, ed almeno altrettanti con cui confrontarsi.

Credo sia il momento migliore per cominciare. Per cominciare sul serio a darsi da fare.

Buona giornata a tutti.