24h di gogna degli squadristi grillini

All’inizio è stato quasi divertente, poi ha cominciato a pesare. Per davvero.

E’ partito tutto da qui

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Un mio tweet alle 8.02 di martedì 15 novembre. Apro il Messaggero Veneto online, c’è un bel articolo a pagina 2 sulla conferenza stampa che abbiamo organizzato il giorno precedente in un bar di Udine, screenshotto come al solito la pagina che mi interessa, ritaglio i bordi e, con (col senno di poi) una grandissima dose di superficialità, pubblico il pezzo su Twitter con il commento ripreso dal titolo del quotidiano: Il Friuli ci crede e dice Sì al cambiamento.

Il primo, alle 13.20, ha cominciato a farmi notare che “quella piazza non è per il Sì, ma è dei 5 stelle”

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Ok, lo sapevo, certo che era evidente (per me che ho letto il giornale) che quella foto faceva parte dell’articolo della pagina a fianco; non avevo nemmeno preso in considerazione che quel pubblico c’entrasse con la conferenza stampa organizzata il mattino precedente. Lo davo per scontato.

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Tant’è, non do’ troppa corda al dottor Alessandro #IoDicoNo (@zanzy82) ma subito dopo arrivano i signori Nicola Alberti e Muffa Connection che scrivono:

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Mi è sembrato subito inutile spiegare che quella foto faceva parte del giornale e che non era mio interesse trasformarla in un “pubblico del Sì”, quelle persone non avevano intenzione di ascoltarmi. Si sentivano derubate di un “loro” pubblico e avevano deciso di farmelo sapere. La povera Anna Buttazzoni, giornalista del MV, ci ha provato (con scarsi risultati).

E subito dopo, infatti

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Ormai il danno era fatto. La gogna mediatica si era già messa in moto.

Arrivano i primi complimenti e consigli su come avrei dovuto ritagliare la pagina di giornale

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I primi che avvisano la propria community che ci sono dei “ladri di pubblico” in giroIMG_0123.jpg

Gli influencer del MoVimento che puntano il dito contro il “colpevole” agitando le masseIMG_0124.jpg

Una consigliera regionale del M5S (il giorno seguente) e una Senatrice (che ora non trovo più)

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Ed infine, alle 19.27, il leader italico degli analfabeti funzionali. Il Deputato Carlo Sibilia

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Questi sono solamente alcuni, nel frattempo ne erano arrivati parecchi altri (che vi risparmio) di contenuti e tenore simili. Fin qui sembrava tutto, o quasi, nel limite dell’umanamente e socialmente sopportabile, qualche seccatura, un po’ di disturbo, null’altro. Ma stamattina, mercoledì 16 novembre, le cose si sono complicate quando è comparso questo

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M’hanno dedicato un meme e hanno deciso che il loro bersaglio, per l’oggi, sarei stato io.

Da qui in poi centinaia di commenti, insulti, RT di questi, alcuni hanno cominciato a seguirmi (sul Twitter, s’intende). Centinaia e centinaia. Hanno deciso di farmela pagare per avergli rubato il pubblico e hanno deciso di farlo sapere a tutti. Organizzati, scientifici e spietati. Hanno cominciato a riprendere altri miei tweet e commentarli, hanno cominciato con le persone a me vicine

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Ho cominciato, un po’, a preoccuparmi. Ho cambiato la  privacy del mio profilo, per aspettare che si calmassero le acque, ma nulla, hanno continuato a battere, divertendosi sul povero malcapitato di turno. Sono pure tornati a cercarmi, gli squadristi da tastiera, un po’ delusi dal fatto che avessi bloccato il profilo.

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Nel frattempo devo essere diventato “parecchio” famoso, a quanto pare, perché da Twitter siamo passati a Facebook e qualche sconosciuto è arrivato anche a commentarmi le foto profilo e altre cose pubblicate nei giorni precedenti, fino ad arrivare a questo

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e questo

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Una giornata, a quanto pare, piuttosto movimentata non solo per me. Segnalo l’attacco hacker avvenuto ai server del sito www.bastaunsi.it. Ho come l’impressione che da qui al 4 dicembre ci aspetteranno altre gogne e altre giornate movimentate, qui online.

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In tutto ciò siamo arrivati ad ora, 23.36; arrivano ancora le ultime notifiche su Twitter ma la buriana è passata. Qualche conoscente mi ha chiesto informazioni in merito, pensando che avessi rubato davvero il pubblico dei 5 stelle per i miei sporchi giochi propagandistici. Qualcuno nelle prossime ore si divertirà ancora a darmi del ladro, del PDiota, del mafioso. Probabilmente qualcuno leggerà questo pezzo e tornerà alla carica, ma non mi infastidirà più di tanto. Ho scritto queste poche righe solamente per dare una spiegazione a chi mi conosce e vedrà nelle prossime ore la mia foto nella bacheca di qualche coglione invasato.

Tranquilli, sto bene, e ho pure le spalle abbastanza larghe. Anche se devo dire che la giornata di oggi è stata un po’ pesante, e capisco – solamente ora – il dramma di chi si vede rovinata la vita per qualche scherzo / errore / inconveniente diventato poi virale sul web. Oggi è toccato a me, domani potresti essere tu. Senza tra l’altro aver fatto nulla di male.

Ah, eccoli qui i difensori della Democrazia. Quelli che ci difenderanno dalla deriva autoritaria.

‘Notte.

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Una lotta impari

Mi è stato chiesto di moderare un dibattito sulla Costituzione, ieri, e devo dire che l’ho fatto molto volentieri, cercando il maggior equilibrio possibile, anche se per forza di cose complicato.
Ho notato una disparità, implicita, di fondo, tra i due relatori nel difendere le proprie posizioni. Da un lato vi era la spiegazione e la difesa di un testo – necessariamente non perfetto, frutto di compromessi e mediazioni, com’è la politica – messo nero su bianco. Dall’altro non una difesa dell’attuale ma un rimando ad altri mondi possibili e a soluzioni certamente migliori, ma non reali, che creano aspettative ancora maggiori nella testa di chi ascolta.

Come si può dialogare sullo stesso piano, come può esserci un confronto equo, tra il reale e il perfetto?


Oligarchie e Costituzione

Dice giusto Zagrebelsky, e il ragionamento è fine e non fa una piega. Oligarchia non è solo il governo di pochi, me è essenzialmente il governo dei ricchi contro il governo dei poveri (democrazia).

Due cose non mi tornano.

La prima è che cosa c’entri questo con il referendum di dicembre – ahimè non lo spiega – e se questo non è affare che riguardi più la sfera politica (di rappresentanza e funzionamento dei partiti) che non quella istituzionale; e se la critica è rivolta all‘oligarchia attuale e a quelle passate (a Costituzione vigente) non si capisce come si possa risolvere il problema mantenendo la stessa Costituzione. Come può proteggerci dalle oligarchie la Costituzione attuale se non l’ha fatto per 70 anni?

L’altra cosa che non capisco è perché ci parli come se fosse rappresentante dei poveri e dei deboli, lui, professore ordinario a Torino e a Sassari e giudice costituzionale dal 1995 al 2004, e già Presidente della Corte. Non fa parte della «cerchia dei privilegiati»?


We go high

«How we insist that the hateful language they hear from public figures on TV does not represent the true spirit of this country.
How we explain that when someone is cruel or acts like a bully, you don’t stoop to their level. No, our motto is, when they go low, we go high».

When they go low, we go high.

@FLOTUS

The 2016 Democratic National Convention

U.S. First Lady Michelle Obama waves while arriving on stage during the Democratic National Convention (DNC) in Philadelphia, Pennsylvania, U.S., on Monday, July 25, 2016. The Democratic National Committee gloated as Republicans struggled to project unity during the party’s national convention, but they are now facing a similar problem after their leader resigned on the eve of their own gathering. Photographer: Daniel Acker/Bloomberg via Getty Images

Il discorso integrale
Read Michelle Obama’s Emotional Speech at the Democratic Convention


E se costruissimo una città?

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E’ da un po’ di tempo che ci penso, se sia il caso o meno di scrivere questo pezzo. Ma credo sia giunto il momento, perché a pensare troppo si rischia di dimenticarsi del motivo per cui si è cominciato a farlo. E quel motivo, e quel tempo, non possiamo più permetterci di perderlo. E poi, a dirla tutta, per fare un po’ di politica, perché è quello che stiamo cercando di fare, in fin dei conti.

Una città, dicevo. Si, una di quelle di piccole dimensioni, da 25/30 mila abitanti, che è ciò che poi già siamo, senza esagerare. Chi sa da dove vengo probabilmente ha già capito di cosa stia parlando, probabilmente se l’è già immaginata, o forse no. Ma il concetto è semplice. Viviamo in un territorio – quello che ruota attorno a Cervignano – omogeneo e compatto, geograficamente e culturalmente, composto da paesi di dimensioni più o meno simile, e tutti chiaramente piccoli, troppo piccoli.

Si fa un gran discutere delle dimensioni ideali per gestire un territorio, per garantire servizi adeguati, per poter sviluppare politiche e progetti, per poter vivere, sostanzialmente. E i Comuni attuali, per come sono pensati, ovvero per come sono stati pensati mezzo secolo fa, non sono più adeguati a rispondere alle richieste e alle aspettative del tempo in cui stiamo vivendo. Del resto chiunque abiti in uno dei piccoli comuni disposti attorno a Cervignano, nella cosiddetta Bassa friulana orientale, vive già, e già da anni, in maniera sovra-comunale: i figli vanno a scuola in un Comune, la palestra o l’attività sportiva si fa in un altro, il dottore è nell’altro ancora, e la propria abitazione è in uno ancora diverso, e così via. Siamo abituati a ragionare al di sopra dei singoli confini amministrativi dei Comuni per ogni nostra attività quotidiana, ma non ci siamo mai posti il problema di una gestione coerente e comune del territorio che calpestiamo ogni giorno. Davvero è così difficile? E’ impensabile?

E’ una proposta che qualcuno ha già avuto modo di ascoltare, ormai più di un anno fa, e che mi piacerebbe arrivasse a più persone. Per discuterne, per criticarla, per farne emergere i lati deboli. Per creare un po’ di entusiasmo.

Certo, è una cosa complicata, si vanno a toccare interessi particolari, a modificare troppe abitudini. Perché creare un comune unico che comprenda i sette comuni che da oltre dieci anni, ormai, fanno parte della Associazione Intercomunale del Cervignanese, nello specifico Cervignano, Aquileia, Terzo di Aquileia, Fiumicello, Ruda, Campolongo-Tapogliano e Villa Vicentina, è un cambio totale di paradigma, un cambio nel modo in cui intendiamo lo spazio dove si svolgono le nostre vite. In cui lo percepiamo, non come lo viviamo.

In totale si raggiungerebbero i 30 mila abitanti, più o meno; come una piccola cittadina, diffusa, rurale, e sarebbe una dimensione adeguata per poter gestire in maniera coerente lo sviluppo economico e sociale, per proporre progetti ambiziosi, per fornire servizi adeguati. Qual è, in fin dei conti, il compito della politica se non quello di cambiare, ridisegnare, costruire un territorio, fornire proposte, nuove soluzioni a problemi vecchi, proporre idee innovative (?) e tracciare la strada da seguire? Offrire una visione, uno scenario da costruire assieme.

Da due anni, ormai, ho l’opportunità di servire la mia comunità, e vedo, in maniera sempre più palese, che le cose così come stanno non possono funzionare. Sarà sicuramente anche incapacità mia, e di altri, ma un Comune funziona, e da’ risposte, e da’ servizi, se la parte amministrativa funziona bene, non solamente quella politica. E un ente con meno di tremila abitanti, con risorse e personale limitato, non è in grado di assolvere a quel compito, e a tutti quei compiti a cui deve dar conto, ora. Forse era in grado di farlo vent’anni fa (ma ho i miei dubbi), forse lo potrà fare in futuro, se ci riempiranno di soldi e personale (e ho nuovamente alcuni dubbi), di certo non ora, nella situazione in cui ci troviamo.

Nello specifico, pensare ad un trasporto pubblico efficiente, metter mano alle scuole, sistemare gli impianti sportivi (che sono alcune delle cose di cui dovrei, e mi piacerebbe, potermi occupare) sono tutte cose che un comune come il mio, per quanto i conti siano in ordine e il bilancio sano (fin troppo!) oggi come oggi non è più in grado di fare. E lo dico in maniera lucida, non rassegnata.

Compito nostro allora è ripensare alla struttura, riformare ciò che non va. E i comuni, così come stanno ora non funzionano più. C’è bisogno di coraggio, ma è questione anche di fiducia, di condivisione, di partecipazione.

Una città da 30 mila abitanti è una cosa che non può nascere in vitro, nel “segreto” dei Consigli comunali. Deve essere volontà e convinzione da parte di tutti, o almeno della maggioranza di quei tutti.

La riforma degli Enti Locali, che con mille difficoltà sta andando avanti, da’ una serie di risposte a tutto questo. Bene le UTI, a livello di servizi e pianificazione territoriale, ma andiamo avanti anche sulle fusioni. Lo stanno facendo altrove, noi guardiamo ancora alle punte dei campanili.

E’ chiaro che una cosa così non la si farà domani, e spero di non aver spaventato nessuno.

Però mi piacerebbe poter cominciare a tracciare una strada che vada in quella direzione. E ad esempio proporre una fusione tra i comuni di Terzo e di Aquileia non mi pare una cosa irraggiungibile. Si potrebbe fare entro la conclusione di questo mandato elettorale (2019). Che facciamo, ne parliamo? Io sono qui, scrivetemi pure (continfrancesco@gmail.com).

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La democrazia, in sintesi

Il nuovo testo del ddl Cirinnà farà pure cagare ma il discorso è sempre lo stesso. 

Viviamo in un Paese in cui Alfano da solo prende più voti di Sel (o quanto meno c’ha più senatori che gli vanno dietro), e un terzo dell’elettorato ha delegato in sua rappresentanza una forza antisistema e antidemocratica che fa le battaglie sulle forme (a loro dire antisistemiche e antidemocratiche) che la maggioranza usa per evitare l’ostruzionismo parlamentare – e non sulla sostanza. Il restante terzo lasciamolo stare, và. 

Davvero, cosa possiamo pretendere?

[Perdonate l’immagine. E’ un po’ forte, ma rende l’idea]  


E che moda

Il padrone del secondo partito d’Italia l’altro ieri ha detto più o meno così: «Elimineremo la corruzione con l’onestà».

E poi ci lamentiamo per le dichiarazioni di Miss Italia, che almeno era lì per altro.

La banalità andrà di moda, o forse non è mai passata.