Non sono un Campione, onde evitare fraintendimenti.

Non sono nemmeno uno smanettone, un tecnico informatico, un ingegnere. Non verrò ad aggiustarvi il telefono a casa, e nemmeno la lavatrice. Non ne sono capace. Sono solamente un tecno-entusiasta.
Una persona convita che il digitale possa aiutare i nostri territori ad emanciparsi, i giovani a trovare un lavoro, le amministrazioni a fornire servizi e risposte adeguate, in tempi adeguati. Tutto qui.
E allora che ci faccio tra i primi 100? Solo fortuna? Ebbene si, fortuna di aver conosciuto Riccardo Luna qualche tempo fa, lui e tutti gli altri che ogni giorno, costantemente, nei modi più disparati, si (s)battono per far uscire l’Italia dalla palude e portarla nel nuovo millennio. E sono in tanti, sapete? Ne conosco di nuovi ogni giorno. E’ per questo che mi vedete sereno e fiducioso, spesso, che mia madre me lo chiede come faccio a pensare che possa andare sempre tutto bene, o in meglio.
E’ una grande fortuna e un grande onore far parte di quei primi 100 che fin da subito hanno creduto e aderito a questo nuovo progetto di alfabetizzazione digitale bottom up dell’intero Paese. Qui c’è spazio per potersi candidare, perché l’obiettivo non è rimanere in cento, ma riuscire ad occupare ogni singolo comune, a diventare otto mila, intanto. E poi magari in sessanta milioni, perché questa cosa riguarda tutti quanti. Il saper accendere un pc, riuscire ad accedere ai servizi della nuova amministrazione digitale (che arriverà, ve lo dico io che arriverà), sapere che esistono le stampanti 3D, e magari pure farle funzionare. E c’è bisogno di energia umana, di caparbietà e di volontariato.
Viviamo in un tempo in cui per una larga fetta di popolazione l’unica tecnologia conosciuta è la slot machine del bar dietro l’angolo, o la televisione. Ci sono ragazzi che ancora pensano che studiare sia superfluo, e genitori che glielo concedono. C’è molto da lavorare per diffondere cultura, cultura digitale e non solo, e non possiamo permetterci di lasciare indietro qualcuno.
E allora avanti, avanti insistendo a chiedere la banda larga dove ancora non c’è, avanti con i progetti di alfabetizzazione digitale nelle scuole e con gli anziani, avanti esigendo una PA più semplice e con meno carta.
Siamo fortunati, perché c’è talmente tanto lavoro da fare che non possiamo rischiare di annoiarci. E siamo fortunati perché siamo in tanti, tante persone che ci credono e che hanno deciso di fare rete, di andare a cercare i problemi là dove ci sono, nel quotidiano, per cercare di risolverli portandoli a conoscenza di chi le soluzioni per quei problemi le ha, condividendoli. Il fare rete serve a questo.
Fin qua troppe parole, me ne rendo conto. E forse troppo entusiasmo. Ma oggi Riccardo Luna ci ha scritto chiedendoci di fare nostro questo motto, preso dai ragazzi di Matera 2019: La differenza tra il dire e il fare è il fare! E questa volta, tutti assieme, ce la faremo.
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