Il più grande problema che si pone a noi

«Il grande problema che si pone a noi, a noi sinistra, è se questa società più aperta debba inesorabilmente portare con se solitudine, insicurezza angoscia oppure se noi rinnovando profondamente, però, gli strumenti della negoziazione, della contrattazione sociale costruiamo nuove e più flessibili reti di rappresentanza e di tutela. Se noi non ci mettiamo su questo terreno noi rappresenteremo sempre di più soltanto un segmento del mondo del lavoro. Quello che sta in mezzo. Quelli che non sono sufficientemente professionalizzati per negoziare da soli oppure dall’altra parte in basso quelli che vivono nel mondo del lavoro nero, non tutelato e precario. Noi finiremo per rappresentare soltanto quelli che stanno in mezzo tra queste due realtà. Ma c’è un piccolo problema, che quelli che stanno in mezzo sono sempre di meno. Diminuiscono sempre di più. Allora questa è una sfida reale».

Era il 1997, e il buon caro Massimo diceva, come al solito, cose molto più intelligenti e interessanti di quelle che poi inesorabilmente si trovava a fare.

Poi, dopo questa, difficilmente troverete altre sue citazioni su questo blog.

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