Rodotà, gli applausometri ed un po’ di logos.

RodotàAdoro Stefano Rodotà! Lo adoro come intellettuale, come filosofo, come teorico dei diritti non solo reali, ma anche e soprattutto virtuali. Lo adoro a tal punto che l’ho citato più volte nella tesi scritta ormai più d’un anno fa. Adoro la sua proposta di modifica dell’Art. 21 della Costituzione Italiana.

Per questo motivo vorrei autocitarmi, lo so che è brutto, un po’ spocchioso, ma m’è venuta in mente questa cosa e non potevo non condividerla con voi. M’è venuta in mente per le modalità con cui sono state proposte, e poi imposte, alcune candidature al Quirinale. Ho già avuto modo più volte di dissentire sulla “partecipazione alla Beppe Grillo”, che ribadisco, non è partecipazione ma propaganda, e quello che mi chiedo è se Stefano Rodotà voglia starci, a questo gioco spartano, oppure decida di defilarsi.

Sia chiaro, sarei il primo ad essere felice in caso di una sua reale candidatura, ma vorrei giocare al gioco della Democrazia, non alla sua brutta copia.

Vi lascio con questo passo, che poi è una riflessione, se vi va di riflettere.

 

«Se il populismo prevale grazie alle debolezze dei partiti, e se la tecnologia, con la

sua orizzontalità ed il suo essere diretta, porta ad uno scavalcamento delle

organizzazioni partitiche, allora si può presumere che l’avanzamento tecnologico e la

riproposizione di modelli di democrazia diretta favorisca, in questo caso, l’imporsi di

forme di leaderismo d’immagine e di azioni politiche sempre più plebiscitarie, cioè

fondate sulla scelta duale del si/no, piuttosto che su decisioni mediate dalla ragione. Il

prevalere di questo percorso riduce di gran lunga l’autonomia democratica di uno Stato e

favorisce la creazione di nuove concentrazioni di potere, legittimate soprattutto dalla

logica brutale della «tirannia della maggioranza» (Pittèri 2007). In un sistema

apparentemente democratico, la scelta delle priorità politiche effettuata sulla base di

votazioni libere, aperte ad un pubblico che può manifestare la propria libertà di scelta

solamente attraverso il binomio si/no, estremizza il dibattito pubblico cancellando ogni

forma di dissenso ed annullando la dignità delle minoranze, sulla base della regola

fondamentale di ogni sistema democratico: la maggioranza ha sempre ragione.

Prendendo in prestito le parole di Rodotà, si può affermare che la prima forma di

degenerazione di un sistema siffatto risulta essere questa: “Mentre si rivolge lo sguardo

ad Atene, la realtà di oggi pare spesso modellata piuttosto su una delle istituzioni di

Sparta. «Gli spartiati potevano esprimere la loro opinione solo per acclamazione»”

(Rodotà 1997, p. 6). Il confronto e la valutazione delle opinioni passano in secondo

piano quando le decisioni vengono prese da folle omogenee e de-personalizzanti che

esprimono le proprie posizioni battendo le mani, “un metodo che ricorda assai da vicino

l’applausometro delle trasmissioni televisive, più che le procedure che siamo abituati a

definire democratiche” (ibidem, p. 7). Viene distrutta in questo modo una democrazia

fondata sul logos a favore di una democrazia basata soprattutto sull’immagine (ibidem).»

 

(Cittadinanza attiva, e-government e nuove forme di partecipazione, 2012, pp. 41-42)

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